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Disturbo ossessivo compulsivo Treviso

Cos’è il Disturbo Ossessivo compulsivo?

Come riconoscerlo?


Cos’è il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo, molto spesso abbreviato con l’acronimo “DOC” o “OCD” nella sua accezione inglese, è caratterizzato dalla presenza di “ossessioni” e “compulsioni”: le prime si concretizzano in pensieri preoccupanti, dubbi, immagini disturbanti e/o spaventose che la persona non vorrebbe avere ma che non riesce a scacciare dalla propria mente; le seconde si manifestano attraverso comportamenti ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un pensiero scomodo.

Le ossessioni

Le ossessioni si presentano molto frequentemente nel corso della giornata e sono percepite dalla persona come fastidiose ed intrusive: si ha spesso la sensazione che “arrivino dal nulla e siano ingovernabili.  La loro presenza genera una forte sofferenza anche perché sono spesso accompagnate da sensazioni spiacevoli come ansia, disagio, senso di colpa o disgusto.

I pensieri ossessivi si differenziano dalle normali preoccupazioni sia per la loro frequenza che per la loro intensità: per tale motivo spesso interferiscono con le normali attività quotidiane come studio o lavoro, relazioni, cura di sé etc.

Un’altra caratteristica peculiare è che la persona ha la sensazione che siano “privi di senso”, irrazionali o comunque esagerati rispetto al pericolo reale.

Le compulsioni

Le compulsioni (comportamenti) sono azioni mentali o comportamenti di solito messi in atto in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.

L’obiettivo è prevenire o ridurre un disagio, tuttavia la sensazione di sollievo risulta essere solo momentanea.

Quando diventa un problema?

Questo disturbo diventa per la persona molto invalidante: gran parte della giornata è occupata dalla presenza di pensieri fastidiosi che preferirebbe non avere e di cui si vergogna; spesso si ha consapevolezza che i propri timori siano irrazionali od esagerati, ma non si riesce tuttavia ad evitare né di bloccarli né di mettere in atto i comportamenti compulsivi.

Questo circolo vizioso genera una forte sofferenza e limita profondamente la qualità di vita della persona: è fondamentale rivolgersi ad uno specialista.

Alcune domande da porti per riconoscere se ciò che metti in campo è un pensiero ossessivo o una normale preoccupazione possono essere:

  • percepisci questi pensieri come fastidiosi e vorresti eliminarli?
  • la presenza di questi pensieri ti rende difficile svolgere le normali attività (es: studio, lavoro, relazioni, etc)?
  • questi pensieri sono per te causa di sofferenza?
  • questi pensieri ti sembrano sproporzionati rispetto al reale pericolo che potrebbe accadere?
  • la presenza di questi pensieri ti spinge ad attuare delle azioni specifiche anche se sai che non sono in grado di risolvere il problema?

Se hai risposto sì ad alcune di queste domande potrebbe essere utile confrontarti con uno specialista per approfondire la questione e capire cosa puoi fare per stare meglio.

I diversi tipi di ossessioni

  • Una delle ossessioni più comuni è quella della contaminazione: si hanno pensieri e timori irrealistici sulla possibilità di essere contagiati da batteri o infezioni; spesso non è presente la reale paura di ammalarsi, quanto piuttosto il senso di disgusto all’idea di entrare in contatto con i germi o con lo sporco in generale. A questi pensieri seguono solitamente una serie di rituali e comportamenti di evitamento come ad esempio: non toccare le porte dei luoghi pubblici, abitudini ripetitive di pulizia e disinfezione delle mani o dell’intero corpo, lavaggio ripetuto dei vestiti etc.
  • Alcune persone sono ossessionate dall’ordine e la simmetria: ad esempio non tollerano che gli oggetti vengano posti in maniera asimmetrica o disordinata e, quando questo avviene, provano una sensazione di disagio talmente alta da dover intervenire e riordinare ed allineare questi oggetti secondo una sequenza logica (colore, forma, dimensione etc.) per poter stare più sereni.
  • Altri tipi di ossessioni sono incentrati sul controllo effettuato per prevenire errori o incidenti: ad esempio la paura di una fuga di gas può portare la persona a controllare e ri-controllare di aver chiuso la manopola più e più volte prima di uscire di casa.
  • Esistono diversi tipi di ossessioni come quelle di accumulo, di superstizione eccessiva o quelle definite come “pure” (pensieri inaccettabili come la paura di aggredire qualcuno); quello che accomuna le diverse tipologie di pensieri e compulsioni è la frequenza e l’intensità con cui si presentano e quanto interferiscono con il normale funzionamento quotidiano.

 “Le ossessioni non si offendono se le si trascura anzi, trascurarle è l’unico modo per mandarle via” Chiara Gamberale

Che differenza c’è tra ossessioni e preoccupazioni?

La parola “ossessione” o la frase “sono ossessionato da…” molto spesso non hanno niente a che fare con il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nella vita di tutti i giorni è infatti normale che ogni tanto capiti di avere delle preoccupazioni che invadono i propri pensieri e non permettono di essere concentrati sul lavoro o di riuscire a guardare un film senza distrarsi.

Allo stesso modo è normale che a livello caratteriale in alcune persone siano presenti dei tratti che sembrano sovrapponibili ai pensieri ossessivi: per qualcuno potrebbe essere ad esempio la tendenza all’ordine o alla pulizia, mentre per qualcun altro potrebbe la propensione ad affidarsi in alcuni casi alla superstizione.

Ciò che differenzia queste caratteristiche dal soffrire di un disturbo ossessivo compulsivo sono due aspetti fondamentali:

  • il primo è che la persona non percepisce questi pensieri come fastidiosi, di solito sono gli altri a fargli notare questi suoi tratti peculiari;
  • il secondo è che la presenza di questi pensieri non invalida in alcun modo le normali attività della sua quotidianità.

Pensieri ossessivi nei bambini, quando preoccuparsi?

Un’altra fase in cui può apparire complicato differenziare i normali rituali dal disturbo ossessivo compulsivo e la fascia di età tra i 2 e gli 8 anni.

In questo periodo di crescita del bambino è normale che compaiano alcuni riti ripetitivi e domande insistenti che spesso possono allarmare i genitori: si pensi ad esempio alla richiesta di raccontare la stessa favola più volte, al collezionare figurine o oggetti specifici, al rispetto rigido delle regole durante i giochi etc…

Questi piccoli rituali sono assolutamente normali, fanno parte di quella fase dello sviluppo e vengono messi in atto dal bambino per tranquillizzarsi, sentirsi più sicuro e avere maggior padronanza della situazione attorno a lui; con la crescita piano piano scompaiono e vengono sostituiti da attività più gratificanti come gli hobby o gli sport.


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