La maternità porta con sé un momento molto delicato di cambiamento sia dal punto di vista fisico che psichico, coincide infatti con un cambio di ruolo e di identità nella donna. Le neomamme non affrontano tale cambiamento con la gioia e la serenità che da sempre, nella narrazione sociale, vengono associate a questo momento: si trovano inevitabilmente ad affrontare nuovi dubbi e preoccupazioni riguardo il loro ruolo di genitore e le relative incombenze che derivano dal bambino. In alcuni casi si può arrivare a soffrire di Depressione Post Partum o ad affrontare la sindrome di “Baby Blues”.

Come capire se si soffre di Disturbo Disforico Premestruale?
Quali sono i sintomi?

In questo articolo vi abbiamo parlato dei disturbi depressivi.
Sapevate che tra questi ne esiste uno tipicamente femminile? Il Disturbo Disforico Premestruale. Vediamo insieme di cosa si tratta e quali sono i segnali per riconoscerlo.
E’ un disturbo che si presenta ciclicamente nella donna con dei sintomi psicofisici che compaiono nella settimana prima del ciclo e che tendono ad attenuarsi e poi scomparire con l’arrivo delle mestruazioni.
Quali sono i sintomi del Disturbo Disforico Premestruale?
I sintomi più comuni sono:
- importanti oscillazioni del tono dell’umore (ad esempio forte tristezza improvvisa, sbalzi di umore, pianti ingiustificati…);
- marcata irritabilità o rabbia o aumenti dei conflitti interpersonali (ad esempio più litigate con il partner o con i familiari);
- umore estremamente depresso;
- forte tendenza all’autocritica;
- sentimenti di disperazione;
- ansia eccessiva e tensione.
Altre caratteristiche tipiche possono essere:
- diminuzione dell’interesse nelle attività abituali (lavoro, sport, amici, studio etc…);
- difficoltà soggettive nella concentrazione;
- letargia (stato di forte sonnolenza);
- facile affaticabilità o mancanza di energia;
- modificazioni importati dell’appetito (mangiare più del solito e/o forte desiderio verso alcuni cibi specifici);
- ipersonnia o insonnia (aumento o diminuzione del bisogno di dormire);
- sintomi fisici come dolore o tensione al seno;
- dolori articolari o muscolari;
- sensazione di “gonfiore” o aumento di peso.
Cosa serve per fare diagnosi?
Per diagnosticare effettivamente la presenza del disturbo è importante rivolgersi ad un professionista.
Generalmente si parla di disturbo quando sono presenti almeno 5 di questi sintomi nella maggior parte dei cicli mestruali avuti durante l’ultimo anno; quando inoltre la loro presenza interferisce in maniera significativa con le normali attività quotidiane della persona: lavoro, scuola, amici, famiglia etc…
Secondo alcuni studi scientifici il Disturbo Disforico Premestruale colpisce il 3-8% delle donne in età riproduttiva, ma si ritiene che l’89% dei casi non venga in realtà diagnosticato (Halbreich U, Backstrom T, Eriksson E, et al.; 2007).
Inoltre altri studi segnalano che c’è una percentuale più alta di donne (dal 30% all’80%) che riferisce sintomi in forme lievi e medie di Sindrome Premestruale (Beni et al., 2000).
Quali sono le differenze tra Disturbo Disforico Premestruale e Sindrome Premestruale?
La maggior parte delle donne in età fertile sperimenta dolore al seno, irritabilità e umore triste, tuttavia ci sono dei casi in cui la situazione diventa più grave e si necessita di un aiuto esterno.
Qual è quindi la differenza tra Sindrome Premestruale e Disturbo Disforico Premestruale?
La sindrome premestruale comprende una serie di sintomi fisici, psichici, comportamentali e dolori che possono presentarsi in maniera isolata o mista nelle settimane che precedono il ciclo mestruale e che scompaiono subito dopo il suo inizio. La loro durata e la gravità è tuttavia molto soggettiva e varia da donna a donna.
Arriviamo a parlare invece di Disturbo Disforico Premestruale quando sono presenti almeno 5 sintomi sia di natura fisica che psichica e quando la loro intensità e durata è così grave da interferire con le normali attività quotidiane della persona come il lavoro, la scuola, la famiglia e/o le relazioni sociali.
L’aiuto di un professionista è fondamentale per inquadrare meglio il problema e aiutare la persona ad ascoltare il suo corpo e imparare a gestire questi momenti.

“Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne.” Maya Angelou
La sensazione che non sia giusto “lamentarsi per il ciclo”
Quante volte vi siete sentire dire frasi del tipo “ma sei così nervosa perché hai il ciclo?”. Probabilmente tantissime.
Le donne si sono via via abituate sia a livello sociale che culturale all’idea che fosse normale stare male durante il ciclo e che l’intensità di “questo male” non fosse una cosa di cui parlare: per troppo tempo l’unica loro certezza è stata che non meritasse alcun tipo di cura o attenzione specifica.
Anche il mondo della psicologia e della psichiatria è stato sicuramente influenzato da queste opinioni, si pensi ad esempio all’isteria, nella cui etimologia (isteron= utero) c’è tutto il pregiudizio riguardo a uno stato ritenuto tipico del sesso femminile e causato dal migrare dell’utero all’interno del corpo.
Il Disturbo Disforico Premestruale trova spazio nel DSM (il principale manuale dei Disturbi Mentali) solo nella sua quinta edizione del 2013, in cui è stato finalmente riconosciuto tra i disturbi depressivi, in virtù del fatto che i suoi sintomi sono molto simili a quelli della Depressione, ma hanno una durata più breve e sono limitati a un particolare periodo che è quello della fase premestruale.
Ascoltare il proprio corpo e avere il coraggio di chiedere aiuto non è sbagliato.
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